top of page

Oltre la mostra collettiva: i premi dedicati alle esposizioni

  • 4 giorni fa
  • Tempo di lettura: 7 min

Il 7 marzo al Museo del Bijou di Casalmaggiore sono stati proclamati i vincitori della decima edizione di Ridefinire il Gioiello, evento dedicato al gioiello contemporaneo.


I Premi Speciali di Ridefinire il Gioiello nascono con l’intento di ampliare le opportunità offerte agli artisti selezionati, creando connessioni concrete tra la ricerca nel gioiello contemporaneo e una rete di istituzioni, spazi espositivi, piattaforme editoriali e progetti culturali. Ogni premio, definito in collaborazione con i partner del progetto, non rappresenta soltanto un riconoscimento, ma un’occasione di sviluppo e visibilità: mostre, residenze, percorsi di mentorship, pubblicazioni e collaborazioni che permettono alle opere e alle ricerche degli artisti di continuare il proprio percorso oltre la mostra collettiva, aprendo nuovi contesti di dialogo con il pubblico e con il sistema dell’arte.


PREMI SEZIONE: MOSTRE

I premi dedicati alle esposizioni nascono per offrire agli artisti selezionati nuove occasioni di presentare il proprio lavoro in contesti espositivi differenti, prolungando il dialogo avviato all’interno della mostra collettiva di Ridefinire il Gioiello. Attraverso la collaborazione con istituzioni museali, gallerie e piattaforme indipendenti, questi riconoscimenti permettono ai vincitori di sviluppare ulteriormente la propria ricerca e di incontrare pubblici diversi, favorendo la circolazione del gioiello contemporaneo in nuovi contesti culturali.


Premio Museo del Bijou

La Direttrice del Museo del Bijou di Casalmaggiore Letizia Frigerio premia Le Cernierine di Paola Cavalli con un punto espositivo temporaneo all'interno del museo in un periodo da concordare.


Il Museo del Bijou premia la spilla Achenio, di Paola Cavalli - Le Cernierine

Contrasti ed equilibrio si fondono magicamente in questa spilla: il nucleo caldo della castagna, nei toni bruni e ramati, dialoga con la corona più aspra del riccio, resa con tonalità dorate, verdi e scure, creando una tensione visiva fra interno ed esterno, fra morbidezza e urto. La lavorazione minuta, che richiama una paziente tessitura di perline e moduli, conferisce all’oggetto una densità tattile e una qualità quasi miniaturistica, che poi si traduce in un senso profondo: la castagna si protegge nel riccio, ma deve anche infrangerlo per venire alla luce, perchè la crescita implica una soglia dolorosa, l’abbandono della protezione, l’uscita da ciò che custodisce ma insieme trattiene.

La cerniera stessa allude a chiusura e apertura, così che il significato non è soltanto raccontato, ma incorporato nella struttura dell’opera. La "montagna", in Achenio, non è solo forza, verticalità o sublimità, ma anche nutrimento, maturazione, attesa, difesa e nascita.

Grazie, quindi, a Le Cernierine per aver dato forma, con raffinata sensibilità materica, a un’immagine della montagna colta nel suo aspetto più intimo e generativo. L’uso di cerniere di recupero, reinventate con sapienza artigianale, conferisce all’opera una forza poetica particolare, capace di trasformare ciò che chiude in ciò che rivela, e ciò che era scarto in nuova bellezza.




SEGNALATA

La segnalazione delle tirocinanti in percorso di Formazione Scuola-Lavoro presso il Museo del Bijou (Elma e Rachele) va a Rosaromano Bijoux per Oltre la vetta.


Questo gioiello ci ha colpito per la sua capacità di rappresentare la potenza e l’eleganza della montagna e il suo invito alla scoperta. Trasmette la sua intensità grazie alla grandezza, in particolare nel retro, attraverso l’inserimento di cristalli raffinati di diverse dimensioni presenti in tutta la collana.


Costituito da colori che fanno contrasto: il bianco cristallino che illumina e risalta anche da lontano al contrario del color rossastro che ricorda i toni della roccia, meno appariscente e dominante ma fondamentale, alternando così gli elementi chiari e scuri che riflettono la fragilità e la potenza della natura.

Questo gioiello a parer nostro ricerca l’equilibrio, la pace e la dominanza entrando nell’anima di chi riesce ad interpretarla. 




Galleria Rossini

Il gallerista Marco Rossini della Galleria Rossini - Jewellery Art Gallery premia Simone Cipolla con una mostra dal 18 al 30 aprile presso il suo spazio a Milano in occasione del Fuorisalone 2026.


La Galleria Rossini assegna il premio a Simone Cipolla riconoscendo innanzitutto la sua profonda affinità con il metallo e con le tecniche orafe, che emergono con chiarezza nella costruzione dell’opera.

Il lavoro si distingue per la forza espressiva e per la ricchezza simbolica con cui interpreta il tema della montagna, trasformandolo in una riflessione contemporanea sulla coscienza e sul rapporto tra individuo e paesaggio. La montagna appare qui come una presenza viva, attraversata dalle tensioni del nostro tempo.

L’opera sembra trattenere al proprio interno un’energia compressa: una sorta di spazio protetto, quasi una gabbia simbolica, in cui le forze creative dell’arte si raccolgono in uno stato di riflessione, pronte a liberarsi e a diffondersi nel mondo.

Attraverso questa immagine, l’artista suggerisce anche un movimento di ritorno verso le profondità della terra. Negli strati segreti della Sila, la montagna diventa luogo di introspezione e di riconnessione, uno spazio in cui ritrovare una dimensione più autentica di sé.




Microbo.net

Microbo Net (Anna Epis e Aldo Torrebruno) premia Cinzia Mauri  con una mostra personale a Circuiti Dinamici. I gioielli saranno esposti in piccole vetrine, che noi chiamiamo wunderkammen effimere, nel prossimo autunno 2026.


La nostra scelta è ricaduta, come gioiello vincitore su Disgelo, gioiello realizzato da Cinzia Mauri che affronta il nodo cruciale della vulnerabilità climatica. Il progetto nasce dall’idea della “potenza della natura, fragile e immensa, da custodire e ascoltare”, traducendosi in un pendente che assume come matrice formale la sagoma del Cerro Torre, una delle cime più iconiche e spettacolari al mondo. Non è una citazione nostalgica dell’alpinismo eroico — pure evocato nella memoria dei grandi maestri italiani — ma un’immagine attuale: quella dei ghiacciai patagonici, oggi tra i più colpiti dal rapido scioglimento, denuncia del cambiamento che stiamo vivendo, evidente nei territori e negli ecosistemi di confine, come è quello della montagna.

La montagna, qui, è soprattutto stratificazione. I cinque elementi in legno di noce e betulla, combinati con stampa fotografica ispirata ai riflessi di un torrente alpino e sigillati da resina satinata, costruiscono una sezione simbolica del ghiacciaio. Le minuterie in argento scandiscono la discesa in una sequenza di gocce, alludendo a una fusione inesorabile. Il materiale organico e l’immagine tecnologicamente riprodotta convivono in un equilibrio sottile, come se la memoria del paesaggio fosse già in parte archivio, documento, traccia.




Accanto al gioiello vincitore, abbiamo voluto indicare quattro opere segnalate, che meritano una speciale attenzione.

Angela Favaro in Ghiaccio – La memoria del tempo indaga il ghiaccio come archivio millenario. La montagna glaciale diventa deposito di aria, luce, memoria. Il riferimento al primo Olocene e all’antichità delle stratificazioni nivali sposta la riflessione su una dimensione temporale profonda: il ghiaccio non è solo materia fredda, ma racconto compresso e questo gioiello offre all’occhio il colore che caratterizza il ghiaccio più antico, quello dei ghiacciai.

Il vetro artistico di Murano, soffiato a lume nelle sue trasparenze e opacità, restituisce visivamente la qualità ambigua del ghiaccio: luce e densità, superficie e profondità. L’ottone dorato e lavorato con tecniche di oreficeria a banco introduce un contrappunto prezioso ma misurato, contestualizzato. È interessante la tensione implicita tra fuoco e gelo: il vetro, plasmato dal calore, diventa metafora della materia glaciale. Una trasformazione che richiama i cicli naturali e, insieme, la capacità dell’arte di trattenere il tempo.


La montagna, tuttavia, non è solo ghiaccio e verticalità. In Rebirth, Rosalba Rombolà si concentra sul momento del disgelo primaverile, quando la neve si ritira e rivela ciò che era rimasto nascosto. Radici, oggetti, frammenti, colori: la montagna come organismo che custodisce e restituisce, ma anche luogo di fragilità e continuo passaggio.

Il gioiello è costruito come una rete — metallica, intrecciata con filo di lana e filo di ferro — che trattiene elementi fragili: fiori secchi, materiali leggeri, perfino cotton fioc, inseriti come tracce di una quotidianità trasfigurata. La rete diventa metafora di protezione e relazione: ciò che preserva, ma anche ciò che tiene insieme. La montagna, in questa lettura, è sistema vitale, spazio di sospensione e rinascita. Il tema ambientale si intreccia a una dimensione esistenziale: senza rete, tutto si perderebbe; con la rete, tutto può tornare a fiorire, anche se la sensazione di fragilità complessiva dell’opera ci ricorda la delicatezza dell’ecosistema che evoca.


Un cambio di prospettiva radicale si trova in Il mio MAGMA di Elena DP Crea. Qui la montagna non è glaciale ma vulcanica, non silenziosa ma incandescente. La cima innevata e il cuore caldo che affonda nella camera magmatica diventano metafora dell’energia creativa repressa e pronta a emergere, la forza distruttiva del vulcano si trasforma in potenza generativa.

Il processo tecnico riflette questa idea di accumulo e pressione: piccoli avanzi di pelle vengono stratificati come colate laviche solidificate, mentre uno shantung di pura seta rosso cangiante attraversa le strutture come magma in risalita. Il tessuto è modellato, spinto, fatto emergere fino a completare un morbido girocollo: la montagna più temibile di tutte diventa così paesaggio interiore, luogo simbolico dove la materia si carica di tensione emotiva.


Infine, con Maiella, Florencia Sedran propone una montagna come cammino. Non vetta da conquistare, ma percorso da attraversare. L’opera nasce dalla rielaborazione di un anello realizzato diciassette anni prima e oggi trasformato in collana: una continuità che richiama l’esperienza del camminare, passo dopo passo, mai identico, mai definitivo, ma anche un simbolo di quel cammino particolare che tutti noi affrontiamo vivendo le nostre vite.


I moduli in ceramica, collegati tra loro, si articolano in una struttura dinamica che si adatta a ciascun corpo. Ogni elemento è leggermente diverso, come i tratti di un sentiero in salita o in discesa. Il colore verde caratterizza la Maiella, montagna già celebrata come “Montagna madre” da D’Annunzio: il gioiello diventa così narrazione del tempo e dell’esperienza, stabilendo un legame affettivo con il paesaggio. La montagna, in questo caso, è relazione intima e trasformazione nel tempo: il gioiello racconta l’esperienza del percorso più che l’idea della conquista.

Nel loro insieme, le opere che abbiamo premiato mostrano come il gioiello possa farsi strumento critico e poetico insieme. La montagna emerge come luogo di stratificazione — geologica e biografica — ma anche come simbolo della fragilità climatica, della memoria custodita nel ghiaccio, dell’energia compressa nel magma, della rete di relazioni che consente la rinascita, del cammino che definisce l’identità.


Ridotta alla scala del corpo, la montagna non perde la propria monumentalità: la concentra. Il gioiello diventa così un paesaggio portatile, un frammento di altitudine che si posa sulla pelle e invita a un gesto di ascolto. In un’epoca in cui la montagna è sempre più al centro del dibattito ambientale, queste opere ricordano che ogni vetta è anche un equilibrio delicato — e che indossare può significare, prima di tutto, prendersi cura.


Vincitori e segnalati vedranno esposte le proprie opere nelle nostre piccole bacheche chiamate Wunderkammern effimere presso l’Associazione Circuiti Dinamici di Milano in date da concordare.




Ridefinire il Gioiello a cura di Sonia Patrizia Catena

 
 
 

Commenti


 RECENT POSTS: 

© 2025 by Sonia Patrizia Catena - Ridefinire il Gioiello | All rights reserved

Ridefinire il Gioiello | c/o Circuiti Dinamici, via Giovanola 19/21 - 20142 Milano (MI) Italy

Privacy Policy

bottom of page